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05/07/2010
Trama Ad Alessandria d'Egitto,
sotto la dominazione romana nel quarto
secolo dopo Cristo, l'astrologa e filosofa
Ipazia lotta per salvare il sapere del suo
antico mondo dalla distruzione. Nel
frattempo, il suo schiavo Davo è
combattuto tra l'amore per la padrona e la
possibilità di guadagnare la libertà
unendosi al Cristianesimo.
Critica
"'Agorà' è un duro atto di accusa
contro i fondamentalismi religiosi, tutti,
nessuno escluso. Nell'Alessandria d'Egitto
del IV secolo d.C., provincia remota di un
impero romano in disfacimento, le
scintille tra tre gruppi religiosi,
cristiani, ebrei e seguaci del culto
pagano di Serapide, sono continue, fazioni
nemiche come hooligans da stadio si
massacrano a colpi di pietre e
bastoni." (Alessandra Magliaro, 'La
Gazzetta del Mezzogiorno', 18 maggio 2009)
12/07/2010

Trama Stefania e Vincenzo
aspettano con ansia il ritorno del figlio
Tommaso. Anche zia Luciana, la nonna, sua
sorella Elena e Alba, l'amica di sempre,
non vedono l'ora di rivederlo. E tutti
coltivano in segreto la speranza che
Tommaso accetti di affiancare suo fratello
Antonio nella gestione del pastificio di
famiglia. Nessuno, però, ha fatto i conti
con il destino e anche per questo Tommaso
si troverà a rimanere a casa dei suoi
genitori più a lungo di quanto aveva
previsto...
Critica
"«Non farti mai dire dagli altri chi
devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per
conto tuo, sempre». (...) Ed è anche la
filosofia di 'Mine vaganti' ottavo film di
Ferzan Ozpetek, che dopo l'incauto corpo a
corpo con la letteratura (in 'Un giorno
perfetto', il romanzo della Mazzucco
risultò più resistente del previsto)
torna alla sceneggiatura originale
firmata, questa volta, con Ivan Cotroneo.
E torna soprattutto alla dimensione a lui
congeniale dello schietto dramma familiare
che si nutre di sfumature e di leggerezze
e che non ha paura né di farciture
comiche né di pronunciati
sentimentalismi. Un dramma che pone al
centro ancora una volta l'omosessualità
non tanto come paradigma borghese della
sensibilità o della raffinatezza quanto
come istanza di libertà, capace ancora di
suscitare resistenze e sollevare
ribellioni. E, almeno in questo senso,
l'ambientazione in una Lecce
splendidamente barocca nel paesaggio
quanto volgare negli arricchiti cittadini,
risulta esemplare. (...) Ed è proprio nel
racconto corale della famiglia (...) delle
peripezie quotidiane, delle preoccupazioni
sociali, dei malintesi grossolani (...)
che il film si offre più generosamente
allo spettatore. Lo fa senza rete di
sicurezza con quella spontaneità di
colori che contraddistingue il tocco di
Ozpetek. Sicché 'Mine vaganti' oscilla
tra le grossolanità della commedia
salentina, stile migliore Lino Banfi, e le
raffinatezze di Stefhan Elliot al tempo di
'Priscilla la regina del deserto'. Poteva
stare in Concorso come molti reclamano?
Forse. Intanto si dirà che è piaciuto
molto al pubblico berlinese. Non è poco
in previsione di una distribuzione
internazionale." (Andrea Martini,
'Nazione, Carlino, Giorno', 14 febbraio
2010)
27/07/2010

Trama Alla morte della moglie
Elena, il trentenne operaio edile Claudio
vede crollare il suo mondo perfetto. I
due, infatti, avevano un rapporto fatto di
grande complicità, vitalità e sensualità
e lui non è preparato a vivere da solo,
nonostante l'affetto dei due figli più
grandi e l'arrivo del nuovo nato. Per
rimuovere il dolore inizia così a sfidare
il destino prendendo una serie di
decisioni sbagliate. Saranno gli affetti
più cari a fargli ritrovare il giusto
senso della vita.
Critica
"Come due anni fa con 'Gomorra' e 'Il
Divo', l'Italia a Cannes non è un Bel
Paese: se 'Draquila' di Sabina Guzzanti ha
messo la camera nella distruzione post
terremoto, 'La nostra vita' di Daniele
Luchetti (in competizione per la Palma
d'oro, da domani in sala) certifica la
transizione, anzi la transazione, dal
vecchio ordine morale allo stivale piccino
ma insaziabile. E lo fa con una macchina
da presa periferica, piazzata tra i
palazzoni in costruzione attorno a Roma.
(...) Ma non aspettatevi di provare
indignazione, disappunto, sorpresa, perché,
sostiene Luchetti, 'le scorciatoie e le
furbizie di Claudio sono quelle di un
paese intero', che ha perso il modello
matriarcale e insieme l'orizzonte etico.
(...) E nemmeno ascoltarsi, perché la
monetizzazione lo consegna alla bulimia
del fare e all'anoressia della coscienza:
nel nome del padrone che vuole essere,
sacrifica vita privata, rapporti, tutto.
Il grigiore è autentico, l'anello morale
che non tiene una fede rimasta
sull'anulare: non a ricordare quel che si
era, ma a travisare quel che si è
diventati, ovvero il mostro del cantiere
accanto." (Federico Pontiggia, 'Il
Fatto Quotidiano', 20 maggio 2010)
02/08/2010

Trama L'esistenza di Anna
scorre secondo binari ben allineati: ha un
lavoro che non la entusiasma ma è sicuro,
un buon rapporto con i suoi genitori e una
relazione stabile con il suo compagno
Alessio, con cui ha in mente di avere
presto un figlio. Tuttavia, l'incontro con
Domenico, un uomo sposato e padre di due
bambini con cui intraprende una relazione
passionale, metterà a soqquadro tutte le
sue certezze e le farà scoprire l'amore
da un nuovo punto di vista...
Critica
"Siccome la protagonista si chiama
Anna si potrebbe pensare alle parole di
Mogol su note di Battisti. Invece siamo da
tutt'altra parte. Per il suo ottavo
lungometraggio di finzione Silvio Soldini,
che pratica costantemente anche il
documentario - come si nota della vivacità
del suo sguardo - sceglie l'hinterland
milanese, quello curato, sicuro, lontano
dalle desolate periferie che in genere il
nostro cinema preferisce mostrare. E' la
cornice ideale per rendere vera una
passione amorosa illecita, rubata,
sofferta ma intensamente vissuta. Comune,
nella realtà, molto più di quanto non si
creda, anche in quella zona sociale che
non ha classe di riferimento; che non ha
la disponibilità di denaro della
borghesia cittadina ma ne sposa
comportamenti, standard di vita e persino
modelli emozionali. (...) Il sesso fuori
della coppia riconosciuta, colto nella sua
carica assoluta, anche distruttiva,
sicuramente destabilizzante, è occasione
rara nel cinema italiano dove lo si è
quasi sempre relegato nelle lenzuola
preziose dell'adulterio tragico o in
quelle comico. 'Cosa voglio di più' si
iscrive quindi perfettamente nel quadro
dei precedenti film di Soldini per
sensibilità e pulizia d'immagine, ma fa
acquisire al regista una dimensione più
matura del racconto. Anche se descrizioni
d'interni, personaggi secondari, tratti
scenografici forse si sarebbero giovati di
un'attenzione maggiore o solo di un budget
più rilevante. Naturalmente in un film
come questo contano gli interpreti, la
loro complicità e generosità."
(Andrea Martini, 'Giorno, Carlino,
Nazione', 15 febbraio 2010)
08/08/2010

Trama Livorno. Cronache della
famiglia Michelucci, dai primi anni '70 al
primo decennio del 2000.
Critica
"Si ride e si piange, spesso
contemporaneamente. Il copione (di Virzì,
Francesco Bruni e Francesco Piccolo) è
benissimo calibrato e gli attori sono
tutti super." (Alberto Crespi, 'L'Unità',
15 gennaio 2010)
"Perdutamente innamorato della moglie
Micaela Ramazzotti e della propria città
Livorno, il regista toscano mette a punto
la sua opera più intima e insieme
universale, La 'prima cosa bella' è la
mamma, quella splendida ed esuberante che
ha condizionato le vite dei due fratelli
protagonisti. La briosa Valeria (Claudia
Pandolfi) e l'infelicissimo Bruno (Valerio
Mastandrea). Dal 1971 a oggi, passioni,
turbamenti, gioie e dolori di una famiglia
livornese, fino all'inevitabile e
commovente riconciliazione." (Diego
Carmignani, 'Terra', 15 gennaio 2009)
23/08/2010

Trama Le vicende di una famiglia
siciliana, raccontate attraverso tre
generazioni - dal capostipite Ciccio, al
figlio Peppino, al nipote Pietro - e 50 anni
di Storia italiana. Nella provincia di
Palermo, durante il Ventennio fascista,
Cicco, un modesto pecoraio, coltiva la
passione per i libri e i poemi
cavallereschi. Nel dopoguerra, mentre il
paese versa nella fame e nella miseria, suo
figlio Peppino scopre che il mondo è pieno
di ingiustizie e, diventato un fervente
comunista, si impegna a tempo pieno nella
politica. Per questo, quando incontra Sarina
e si innamora di lei, la loro unione viene
osteggiata da tutti. Ma a volte la volontà
e l'amore riescono a superare ogni
ostacolo...
Critica
"La grande forza del film, da cui gli
spettatori italiani saranno privati per
ragioni di mercato, è che la folla di
attori che lo popolano parla in dialetto
baarioto, con quelle grida gutturali che ci
ricordano una regione, una nazione che
avevamo dimenticato in tutta la sua
sottomissione primitiva, la sua
superstiziosa rassegnazione, il suo
abbandono. In italiano il film sarà più
comprensibile, ma meno commovente e
ipnotizzante, perché i suoni di quella
lingua quasi selvaggia aderiscono
completamente alle persone e ne esaltano le
storie." (Natalia Aspesi, 'la
Repubblica', 03 settembre 2009)
30/08/2010

Trama 1943/1944. Martina ha 8
anni ed è l'unica figlia di una coppia di
poveri contadini. La sua famiglia vive in un
paesino alle pendici di Monte Sole e la
bambina ha smesso di parlare qualche anno
prima quando il suo fratellino è morto dopo
pochi giorni di vita. La sua mamma è di
nuovo incinta e Martina trascorre le sue
giornate aspettando e sognando il suo
'nuovo' fratellino. Nel frattempo la vita
diventa ogni giorno più difficile: il
paesino dove vivono è stretto tra le
brigate partigiane del comandante Lupo e i
nazisti che avanzano e diventa sempre più
impossibile non fare i conti con la realtà
della guerra. Nella notte tra il 28 e il 29
settembre del 1944 finalmente nasce il
bambino e poche ore dopo le SS iniziano un
rallestramento senza precedenti. E' l'inizio
di quella che verrà ricordata come la
strage di Marzabotto in cui persero la vita
780 civili, in maggioranza donne e bambini.
Critica
"Su tutto questo Giorgio Diritti,
autore del piccolo capolavoro 'Il vento fa
il suo giro', ha costruito il suo secondo
film 'L'uomo che verrà'. Confermando il suo
personalizzato abbeverarsi alla scuola
olmiana." (Paolo D'Agostini, 'la
Repubblica', 22 ottobre 2009)
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