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Castello Imperiali
 

EVENTI - CINEMA

 Assessorato alla Cultura
(Mariaconcetta Milone)

Assessorato allo Sport e Politiche Giovanili
(Giuseppe Ble)

VIA VERDI 

CINEMA ESTATE 2010
Sotto una coperta di stelle

Spettacolo unico: ore 21,00

ingresso gratuito

 

 
   

     CINEMA ESTATE 2010

Data

titolo

05 Luglio 2010   AGORA' >>>
12 Luglio 2010   MINE VAGANTI >>>
27 Luglio 2010   LA NOSTRA VITA >>>
02 Agosto 2010   COSA VOGLIO DI PIU' >>>
09 Agosto 2010   LA PRIMA COSA BELLA >>>
23 Agosto 2010   BAARIA >>>
30 Agosto 2010  L'UOMO CHE VERRA' >>>

 

 
 

05/07/2010

Trama Ad Alessandria d'Egitto, sotto la dominazione romana nel quarto secolo dopo Cristo, l'astrologa e filosofa Ipazia lotta per salvare il sapere del suo antico mondo dalla distruzione. Nel frattempo, il suo schiavo Davo è combattuto tra l'amore per la padrona e la possibilità di guadagnare la libertà unendosi al Cristianesimo.

Critica "'Agorà' è un duro atto di accusa contro i fondamentalismi religiosi, tutti, nessuno escluso. Nell'Alessandria d'Egitto del IV secolo d.C., provincia remota di un impero romano in disfacimento, le scintille tra tre gruppi religiosi, cristiani, ebrei e seguaci del culto pagano di Serapide, sono continue, fazioni nemiche come hooligans da stadio si massacrano a colpi di pietre e bastoni." (Alessandra Magliaro, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 18 maggio 2009)


 

12/07/2010

Trama Stefania e Vincenzo aspettano con ansia il ritorno del figlio Tommaso. Anche zia Luciana, la nonna, sua sorella Elena e Alba, l'amica di sempre, non vedono l'ora di rivederlo. E tutti coltivano in segreto la speranza che Tommaso accetti di affiancare suo fratello Antonio nella gestione del pastificio di famiglia. Nessuno, però, ha fatto i conti con il destino e anche per questo Tommaso si troverà a rimanere a casa dei suoi genitori più a lungo di quanto aveva previsto...

Critica "«Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre». (...) Ed è anche la filosofia di 'Mine vaganti' ottavo film di Ferzan Ozpetek, che dopo l'incauto corpo a corpo con la letteratura (in 'Un giorno perfetto', il romanzo della Mazzucco risultò più resistente del previsto) torna alla sceneggiatura originale firmata, questa volta, con Ivan Cotroneo. E torna soprattutto alla dimensione a lui congeniale dello schietto dramma familiare che si nutre di sfumature e di leggerezze e che non ha paura né di farciture comiche né di pronunciati sentimentalismi. Un dramma che pone al centro ancora una volta l'omosessualità non tanto come paradigma borghese della sensibilità o della raffinatezza quanto come istanza di libertà, capace ancora di suscitare resistenze e sollevare ribellioni. E, almeno in questo senso, l'ambientazione in una Lecce splendidamente barocca nel paesaggio quanto volgare negli arricchiti cittadini, risulta esemplare. (...) Ed è proprio nel racconto corale della famiglia (...) delle peripezie quotidiane, delle preoccupazioni sociali, dei malintesi grossolani (...) che il film si offre più generosamente allo spettatore. Lo fa senza rete di sicurezza con quella spontaneità di colori che contraddistingue il tocco di Ozpetek. Sicché 'Mine vaganti' oscilla tra le grossolanità della commedia salentina, stile migliore Lino Banfi, e le raffinatezze di Stefhan Elliot al tempo di 'Priscilla la regina del deserto'. Poteva stare in Concorso come molti reclamano? Forse. Intanto si dirà che è piaciuto molto al pubblico berlinese. Non è poco in previsione di una distribuzione internazionale." (Andrea Martini, 'Nazione, Carlino, Giorno', 14 febbraio 2010)


 

27/07/2010

Trama Alla morte della moglie Elena, il trentenne operaio edile Claudio vede crollare il suo mondo perfetto. I due, infatti, avevano un rapporto fatto di grande complicità, vitalità e sensualità e lui non è preparato a vivere da solo, nonostante l'affetto dei due figli più grandi e l'arrivo del nuovo nato. Per rimuovere il dolore inizia così a sfidare il destino prendendo una serie di decisioni sbagliate. Saranno gli affetti più cari a fargli ritrovare il giusto senso della vita.

Critica "Come due anni fa con 'Gomorra' e 'Il Divo', l'Italia a Cannes non è un Bel Paese: se 'Draquila' di Sabina Guzzanti ha messo la camera nella distruzione post terremoto, 'La nostra vita' di Daniele Luchetti (in competizione per la Palma d'oro, da domani in sala) certifica la transizione, anzi la transazione, dal vecchio ordine morale allo stivale piccino ma insaziabile. E lo fa con una macchina da presa periferica, piazzata tra i palazzoni in costruzione attorno a Roma. (...) Ma non aspettatevi di provare indignazione, disappunto, sorpresa, perché, sostiene Luchetti, 'le scorciatoie e le furbizie di Claudio sono quelle di un paese intero', che ha perso il modello matriarcale e insieme l'orizzonte etico. (...) E nemmeno ascoltarsi, perché la monetizzazione lo consegna alla bulimia del fare e all'anoressia della coscienza: nel nome del padrone che vuole essere, sacrifica vita privata, rapporti, tutto. Il grigiore è autentico, l'anello morale che non tiene una fede rimasta sull'anulare: non a ricordare quel che si era, ma a travisare quel che si è diventati, ovvero il mostro del cantiere accanto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 20 maggio 2010)



02/08/2010

Trama L'esistenza di Anna scorre secondo binari ben allineati: ha un lavoro che non la entusiasma ma è sicuro, un buon rapporto con i suoi genitori e una relazione stabile con il suo compagno Alessio, con cui ha in mente di avere presto un figlio. Tuttavia, l'incontro con Domenico, un uomo sposato e padre di due bambini con cui intraprende una relazione passionale, metterà a soqquadro tutte le sue certezze e le farà scoprire l'amore da un nuovo punto di vista...

Critica "Siccome la protagonista si chiama Anna si potrebbe pensare alle parole di Mogol su note di Battisti. Invece siamo da tutt'altra parte. Per il suo ottavo lungometraggio di finzione Silvio Soldini, che pratica costantemente anche il documentario - come si nota della vivacità del suo sguardo - sceglie l'hinterland milanese, quello curato, sicuro, lontano dalle desolate periferie che in genere il nostro cinema preferisce mostrare. E' la cornice ideale per rendere vera una passione amorosa illecita, rubata, sofferta ma intensamente vissuta. Comune, nella realtà, molto più di quanto non si creda, anche in quella zona sociale che non ha classe di riferimento; che non ha la disponibilità di denaro della borghesia cittadina ma ne sposa comportamenti, standard di vita e persino modelli emozionali. (...) Il sesso fuori della coppia riconosciuta, colto nella sua carica assoluta, anche distruttiva, sicuramente destabilizzante, è occasione rara nel cinema italiano dove lo si è quasi sempre relegato nelle lenzuola preziose dell'adulterio tragico o in quelle comico. 'Cosa voglio di più' si iscrive quindi perfettamente nel quadro dei precedenti film di Soldini per sensibilità e pulizia d'immagine, ma fa acquisire al regista una dimensione più matura del racconto. Anche se descrizioni d'interni, personaggi secondari, tratti scenografici forse si sarebbero giovati di un'attenzione maggiore o solo di un budget più rilevante. Naturalmente in un film come questo contano gli interpreti, la loro complicità e generosità." (Andrea Martini, 'Giorno, Carlino, Nazione', 15 febbraio 2010)



08/08/2010

Trama Livorno. Cronache della famiglia Michelucci, dai primi anni '70 al primo decennio del 2000.

Critica "Si ride e si piange, spesso contemporaneamente. Il copione (di Virzì, Francesco Bruni e Francesco Piccolo) è benissimo calibrato e gli attori sono tutti super." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 gennaio 2010)

"Perdutamente innamorato della moglie Micaela Ramazzotti e della propria città Livorno, il regista toscano mette a punto la sua opera più intima e insieme universale, La 'prima cosa bella' è la mamma, quella splendida ed esuberante che ha condizionato le vite dei due fratelli protagonisti. La briosa Valeria (Claudia Pandolfi) e l'infelicissimo Bruno (Valerio Mastandrea). Dal 1971 a oggi, passioni, turbamenti, gioie e dolori di una famiglia livornese, fino all'inevitabile e commovente riconciliazione." (Diego Carmignani, 'Terra', 15 gennaio 2009)




23/08/2010




Trama Le vicende di una famiglia siciliana, raccontate attraverso tre generazioni - dal capostipite Ciccio, al figlio Peppino, al nipote Pietro - e 50 anni di Storia italiana. Nella provincia di Palermo, durante il Ventennio fascista, Cicco, un modesto pecoraio, coltiva la passione per i libri e i poemi cavallereschi. Nel dopoguerra, mentre il paese versa nella fame e nella miseria, suo figlio Peppino scopre che il mondo è pieno di ingiustizie e, diventato un fervente comunista, si impegna a tempo pieno nella politica. Per questo, quando incontra Sarina e si innamora di lei, la loro unione viene osteggiata da tutti. Ma a volte la volontà e l'amore riescono a superare ogni ostacolo...

Critica "La grande forza del film, da cui gli spettatori italiani saranno privati per ragioni di mercato, è che la folla di attori che lo popolano parla in dialetto baarioto, con quelle grida gutturali che ci ricordano una regione, una nazione che avevamo dimenticato in tutta la sua sottomissione primitiva, la sua superstiziosa rassegnazione, il suo abbandono. In italiano il film sarà più comprensibile, ma meno commovente e ipnotizzante, perché i suoni di quella lingua quasi selvaggia aderiscono completamente alle persone e ne esaltano le storie." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 03 settembre 2009)


 

30/08/2010




Trama 1943/1944. Martina ha 8 anni ed è l'unica figlia di una coppia di poveri contadini. La sua famiglia vive in un paesino alle pendici di Monte Sole e la bambina ha smesso di parlare qualche anno prima quando il suo fratellino è morto dopo pochi giorni di vita. La sua mamma è di nuovo incinta e Martina trascorre le sue giornate aspettando e sognando il suo 'nuovo' fratellino. Nel frattempo la vita diventa ogni giorno più difficile: il paesino dove vivono è stretto tra le brigate partigiane del comandante Lupo e i nazisti che avanzano e diventa sempre più impossibile non fare i conti con la realtà della guerra. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1944 finalmente nasce il bambino e poche ore dopo le SS iniziano un rallestramento senza precedenti. E' l'inizio di quella che verrà ricordata come la strage di Marzabotto in cui persero la vita 780 civili, in maggioranza donne e bambini.

Critica "Su tutto questo Giorgio Diritti, autore del piccolo capolavoro 'Il vento fa il suo giro', ha costruito il suo secondo film 'L'uomo che verrà'. Confermando il suo personalizzato abbeverarsi alla scuola olmiana." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 22 ottobre 2009)


 

 

   

 

 
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